Secoli fa’....
Il primo documento in cui si parla di un “guado” sull’Orco è datato 31 dicembre 1177 e riguarda la donazione del Guido conte del Canavese fa al monastero di Rivarotta dei diritti derivanti dal “porto” sull’Orco. Castellamonte era collegato al guado di Rivarotta tramite l’antica “via Merchada”, che aveva una larghezza di 6 piedi (poco più di 3 metri). Lasciato l’abitato di Castellamonte la strada seguiva e segue ancora un breve tratto dell’odierna via per Cuorgnè sino alla Cappella di San Sebastiano dove attualmente di trova il cimitero e raggiunta la borgata della Trinità si dirigeva al guado. In questo luogo l’Orco sino alla recente alluvione dell’ottobre 2000 si divideva in due o tre bracci rendendo più facile il superamento. Qui, secondo le portate delle acque, avveniva il passaggio, effettuato sulle “Puntije”: ponticelli di legno di varie fogge e dimensioni che variavano con il variare del letto del torrente e con lo scorrere dei secoli. Potevano essere poche tavole inchiodate si due tronchi oppure opere più complesse che collegavano le due sponde sorrette da pali infissi nel letto del torrente. Addetti alla loro costruzione e manutenzione erano quasi sempre gli abitanti di Rivarotta, che fornivano ogni anno anche libre quattro di canapa, impiegata per la costruzione delle funi. In cambio ricevevano l’esonero da ogni pagamento per l’attraversamento. I viandanti che percorrevano la "Via Merchanda" giunti alla Borgata di Rivarotta avevano di fronte diverse scelte: continuando verso sud potevano raggiungere Torino o l'importante Val di Susa che conduceva in Francia.
Tratto da "Rivarotta e il suo guado" di Emilio Champagne.
(http://storia-canavesana.blogspot.com/2011/04/rivarotta-e-il-suo-guado.html)
Costruire ponti e non muri
Papa Francesco (GMG di Cracovia)
La vita di oggi ci dice che è molto facile fissare l'attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa. Vorrebbero farci credere che chiuderci è il miglior modo di proteggerci da ciò che ci che ci fa male . Oggi noi adulti abbiamo bisogno di voi giovani, per insegnarci a convivere nelle diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un'opportunità: abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile percorrere le strade della fraternità, costruire ponti e non muri.